Gardini: “Il futuro dei giovani in agricoltura passa da redditività, filiera organizzata e difesa delle produzioni”

Il presidente di Conserve Italia indica le condizioni per rendere realistico il ricambio generazionale in un settore sempre più complesso

Gardini: “Il futuro dei giovani in agricoltura passa da redditività, filiera organizzata e difesa delle produzioni”

Il ricambio generazionale in agricoltura non si risolve con gli slogan. Servono redditività, organizzazione, accompagnamento e condizioni concrete per fare impresa. Perché chiedere oggi a un giovane di investire in campagna, in un contesto segnato da costi elevati, forte complessità gestionale e crescente incertezza tecnica, senza offrirgli una filiera strutturata, significa esporsi al rischio di un fallimento annunciato. Ne è convinto Maurizio Gardini, presidente del Gruppo cooperativo Conserve Italia e presidente di Confcooperative, che richiama il settore a un approccio più realistico: i giovani possono entrare, ma difficilmente da soli; e senza certezze anche sul fronte della difesa fitosanitaria diventa complicato chiedere a una nuova generazione di scommettere davvero sull’agricoltura.

Un ingresso sempre più difficile
Per Gardini il punto di partenza è chiaro: oggi fare agricoltura è più difficile e, di conseguenza, lo è anche per chi vuole entrarci. “La vedo difficile, perché tutto sta diventando difficile: per le aziende agricole già esistenti e quindi, a maggior ragione, per i nuovi inserimenti”.
Gli strumenti di sostegno ci sono, dai primi insediamenti ai contributi per gli investimenti, ma non bastano da soli a risolvere il problema. Il nodo è più profondo e riguarda la struttura stessa del settore, ancora segnato da un’età media elevata, con una larga parte delle aziende agricole guidate da imprenditori over 50 e over 60.

Da soli è troppo complicato
Secondo Gardini, il vero discrimine è stare o meno dentro una filiera organizzata. “Se è slegato da una filiera organizzata, per un giovane diventa tutto molto più difficile. È un’avventura in mare aperto, con mare forza sei”.
Il motivo è chiaro: oggi non basta più avere terra, buona volontà e spirito di sacrificio. Serve un sistema che accompagni l’impresa agricola lungo tutto il percorso, dalla produzione all’innovazione, fino alla valorizzazione commerciale. “All’interno di una filiera organizzata, che accompagna, che offre la possibilità di seguire l’innovazione e nuove linee di sviluppo, questa prospettiva la trovo assolutamente importante, fattibile, realistica. E la trovo anche molto interessante”.
Infatti, a un giovane non si può chiedere di investire il proprio futuro solo in nome della vocazione. “Per entrare in agricoltura servono passione e volontà di sacrificio. Ma oltre a questo serve redditività. Un’azienda agricola deve produrre reddito, deve poter dare una prospettiva”.

Filiere organizzate e prospettiva
La vera partita, quindi, non è solo favorire l’ingresso dei giovani, ma metterli nelle condizioni di restare: “con progetti innovativi di ampio respiro che generino reddito non solo nell’immediato, ma per un periodo prolungato, e questo è possibile solo in contesti organizzati, dove gli esempi non mancano, penso ad esempio al kiwi giallo”.
Gardini sottolinea, inoltre, anche un altro aspetto: il ricambio riguarda anche la rappresentanza e la futura classe dirigente. “Oggi molti giovani già presenti nelle imprese agricole sono assorbiti dalla gestione quotidiana, dagli investimenti, dagli adempimenti e dal lavoro operativo, non ultimo da una società che evolve e che “brucia” sempre più tempo”.
Un problema di non poco conto: “Non si diventa dirigenti dalla sera alla mattina. È un percorso lungo, che richiede senso critico, capacità di valutazione e disponibilità ad assumersi responsabilità. E oggi il carico di responsabilità non è affatto indifferente”.

Il nodo dei fitosanitari: è un ostacolo al ricambio generazionale
Sul tema del ricambio generazionale si innesta inevitabilmente anche la questione fitosanitaria. Per Gardini, il dibattito continua a essere troppo ideologico. “Nessuno dice che non serva attenzione alla sostenibilità, ma non puoi togliere una molecola senza dare un’alternativa”.
Il rischio, su alcune specie, è molto concreto: “senza strumenti adeguati si smette semplicemente di produrre. E questo – osserva – non significa difendere un uso indiscriminato dei fitofarmaci, ma la possibilità di utilizzare mezzi tecnici in modo corretto e responsabile. Il settore ha già fatto passi avanti importanti e oggi l’approccio è molto più rigoroso rispetto al passato”.
Il punto finale, però, è politico e strategico. “Se si toglie capacità produttiva all’agricoltura italiana ed europea senza offrire soluzioni reali, si finirà per importare da Paesi che spesso non hanno gli stessi vincoli e le stesse garanzie”.

Ed è qui che il tema dei fitosanitari si lega direttamente a quello dei giovani. Perché senza un quadro chiaro sulla possibilità di difendere le colture, diventa difficile chiedere a un ragazzo di investire, indebitarsi e costruire il proprio futuro in agricoltura. “Se non ci sono certezze minime sulla possibilità di produrre, il ricambio generazionale resta inevitabilmente in salita” conclude Gardini.