Il meglio di IFN
Melone del Senegal, Mantuafruit spinge su filiera, qualità e responsabilità sociale
Con Terra Equa, il progetto sviluppato con Coop continua a finanziare scuole, centri medici e opportunità per il territorio

Con l’arrivo della primavera e il rialzo delle temperature, torna a crescere l’attenzione dei consumatori verso i frutti dal profilo più estivo, a partire dal melone. In attesa dell’avvio della campagna italiana, sono le produzioni d’importazione a presidiare i banchi della distribuzione e, in questa fase, il Senegal si conferma una delle origini di riferimento. Tra i protagonisti della stagione c’è l’OP Francescon e, con essa, AOP Mantuafruit, che nel Paese africano gestisce direttamente 300 ettari coltivati a meloni, zucche Delica e, da quest’anno, anche mini angurie.

A fare il punto sull’andamento della campagna è Maurizio Carbonini, responsabile commerciale di AOP Mantuafruit, che sottolinea il valore di una filiera organizzata e presidiata in ogni sua fase. “Gestiamo direttamente l’intera filiera produttiva, con strutture dedicate che comprendono un magazzino di 3.000 metri quadrati, celle refrigerate per il raffreddamento post-raccolta, rampe di carico e calibratrici per la selezione del prodotto prima della spedizione. È questo a fare la differenza nel garantire uno standard qualitativo elevato. La campagna è partita a fine febbraio, ora siamo nel pieno dell’attività e il bilancio è positivo sia sul fronte qualitativo sia su quello commerciale. C’è stato solo qualche lieve rallentamento logistico dovuto al ritardo di una nave, ma nulla di particolarmente rilevante, soprattutto se confrontato con il contesto internazionale attuale”.

Anche sul piano commerciale i riscontri sono incoraggianti. La domanda si mantiene vivace e l’AOP riesce a soddisfare regolarmente gli ordinativi, con quotazioni in linea con le aspettative. “Dal punto di vista del mercato – osserva Carbonini – la richiesta c’è e stiamo evadendo tutto. Siamo soddisfatti sia del posizionamento del prezzo sia dell’equilibrio complessivo tra qualità e quantità”.
La campagna del melone senegalese proseguirà per tutto aprile, con l’obiettivo di accompagnare in modo graduale il passaggio verso la produzione siciliana, senza discontinuità nell’offerta. Secondo Carbonini, il prodotto sta ottenendo apprezzamento grazie a un insieme di fattori che vanno oltre la sola vocazione agricola del territorio. “Il melone del Senegal oggi è riconosciuto per un livello qualitativo già molto buono. Questo è reso possibile non solo da una logistica più veloce rispetto ad altre aree produttive, come il Centro-Sud America, con circa dieci giorni in meno di viaggio via nave, ma soprattutto dalla capacità di AOP Mantuafruit di costruire in Senegal una filiera parallela a quella italiana, trasferendo un know how maturato in anni di esperienza e adattandolo alla realtà locale. Anche la scelta varietale è stata determinante per offrire un prodotto in linea con la richiesta del mercato”.
Accanto alla dimensione produttiva e commerciale, il progetto sviluppato in Senegal da AOP Mantuafruit ha assunto negli anni anche un valore sociale sempre più forte. Operare in un’area agricola vocata ma segnata da carenze strutturali in ambiti essenziali ha spinto l’organizzazione, insieme a Coop, a costruire un percorso di solidarietà che va avanti da oltre dieci anni. I meloni rientrano infatti nel progetto Terra Equa, nato con l’obiettivo di generare lavoro e opportunità in territori fragili attraverso la coltivazione di prodotti agricoli di qualità, ma anche di attivare ricadute concrete sul piano sanitario, educativo ed economico per le comunità locali.

Un meccanismo capace nel tempo di produrre risultati tangibili. A Tassette, a circa 40 chilometri da Dakar, sono stati realizzati una scuola in muratura frequentata da circa 800 tra bambini e ragazzi e un presidio sanitario oggi in fase di ulteriore ampliamento. A questi si aggiunge il centro medico di Souné.
Non si tratta quindi di iniziative collaterali o simboliche, ma di interventi che incidono sulla vita quotidiana delle persone, rafforzando servizi fondamentali in contesti dove spesso risultano carenti o difficilmente accessibili. È proprio in questo intreccio tra filiera agricola e sviluppo locale che il progetto trova la sua cifra distintiva: il melone non è soltanto un prodotto da commercializzare, ma diventa anche uno strumento capace di generare impatto sociale duraturo.
Di recente il team di AOP Mantuafruit guidato dal presidente Bruno Francescon, insieme ai partner di Coop – tra cui Nicola Saveri, buyer nazionale angurie e meloni Coop Italia, Stefano Trefoloni, responsabile acquisti ortofrutta di Unicoop Firenze, Alberto Ancarani, responsabile verdure, IV e V gamma e secco di Coop Italia – ha visitato i territori interessati per verificare direttamente i risultati di questa collaborazione. Un’esperienza che, come racconta Carbonini, ha lasciato un segno profondo sul piano umano. “È stato un momento molto emozionante per tutti i partecipanti, perché vedere concretamente quanto possa nascere da un gesto semplice come l’acquisto di un melone è davvero straordinario. Si percepisce in modo immediato la gratitudine della popolazione locale e si comprende fino in fondo come queste attività possano fare davvero la differenza”.

In questo senso, la campagna senegalese di AOP Mantuafruit non rappresenta soltanto un tassello strategico per assicurare continuità di offerta al mercato europeo prima dell’avvio della produzione italiana. È anche l’esempio di come una filiera ben organizzata possa coniugare efficienza, qualità e responsabilità sociale, trasformando un progetto agricolo in un’opportunità concreta di crescita condivisa. E dando al consumo un significato che va oltre il prodotto, per tradursi in valore reale per i territori e per le comunità che li abitano. (lg)



















