Come dare più valore all’uva da tavola pugliese?

L'aggregazione ci indica la strada da seguire

Come dare più valore all’uva da tavola pugliese?

Nella cornice del D’Aragona Life Style Hotel di Conversano, è andato in scena – ieri - il convegno organizzato dalla Commissione Italiana Uva da Tavola (CUT e IFOA-ForAgri, dal titolo “Il valore dell’uva da tavola”. Durante l’evento, sono stati diversi i temi approfonditi, dall’analisi del catasto varietale, passando per le organizzazione di produttori, fino ai modelli aggregativi per il miglioramento della performance commerciale. 

Ad aprire i lavori Donato Fanelli, che ha avuto anche il ruolo di moderatore. Il primo intervento, di Giacomo Suglia, Presidente APEO, si è concetrato sulla capacità, oramai acclarata, del sistema degli operaotri pugliesi di dare servizi al mercato, oggi anche in ottica sostenibile ma sempre senza dimenticare gli aspetti economici. È stata poi la volta di Michele Laporta, Presidente dell’IGP Uva di Puglia, che ha delineato la compagine del consorzio di tutela, a cui aderiscono 53 soci, e che valorizza 750 ettari coltivati con l’80% delle superfici dedicate all’Uva Italia. Nella passata stagione ben 3,5 milioni di sigilli sono stati applicati dal consorzio. Si è poi passati al catasto varietale del 2023 - presentato da Massimiliano del Core, Commissione Uva da Tavola (CUT) – in cui sono stati censiti oltre 11 mila ettari, da cui si conferma la volontà di investire sulle uve seedless, arrivate a rappresentare il 58% delle superfici coltivate in Puglia, con un centinaio di varietà. 

Quale ruolo possono avere le Organizzazioni di Produttori in questo contesto? “Solo con una massa critica adeguata si può gestire il marketing e senza il marketing non si arriva sul mercato – ha esordito il Prof. Angelo Frascarelli, dell’Università di Perugia, in videocollegamento - ecco che le Op servono proprio a questo, nel generare un volume d’affari che consenta di investire una quota del fatturato in ricerca e sviluppo per l’innovazione di prodotto. Qui ci viene in aiuto il caso di successo di Perla Nera”. Il professore ha spiegato come le Op siano lo strumento per poter accedere all’informazione di mercato, permettendo di programmare meglio l’offerta. “La parola d’ordine per competere è collaborare”, ha chiuso Frascarelli.

L'intevento centrale è statto sviluppato da Roberto Della Casa, dell’Università di Bologna nonché direttore di IFN, che ha portato all’attenzione della platea alcuni casi di aggregazione di successo da cui poter trarre utili indicazioni per il comparto dell’uva da tavola. “Elemento chiave per comprendere la necessaria evoluzione organizzativa del sistema ortofrutticolo è la progressiva concentrazione della distribuzione moderna sia su scala europea - dove ormai pochissimi gruppi per paese controllano la maggior parte del mercato - che, seppur in ritardo, in ambito nazionale”, ha ricordato Della Casa.

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A dettare l’urgenza di politiche aggregative significative è anche la progressiva sostituzione della figura del buyer con progetti di intelligenza artificiale che semplificheranno drammaticamente il rapporto, premiando i fornitori più strutturati. Esempio di riferimento dell’aggregazione ortofrutticola in talia è di certo il consorzio Melinda, che è nato nel 1997 dall’aggregazione delle cooperative ortofrutticole della Val di Non, divenendo nel 2002 consorzio di gestione dei centri di lavorazione delle cooperative stesse. Nel 2017, infine, ha dato origine, insieme a La Trentina, a una AOP commerciale che oggi distribuisce la maggior parte della produzione melicola trentina sotto un’unica regia. Questo processo, oltre all’integrazione della mela Golden con altre varietà club detenute dal consorzio, ha anche aperto la strada allo sviluppo dei trasformati a base mela che valorizzano ulteriormente il brand Melinda.

Sempre in tema di brand, è certo da citare il fenomeno Perla Nera che ha rivoluzionato completamente il mercato delle angurie in Italia, oltre ogni più rosea aspettativa. “Il progetto, però, non ha solo un’anima di marketing, poiché racchiude la partnership tra tre imprese fra di loro complementari come calendario produttivo e commerciale – Francescon, Peviani, Giardina – che hanno permesso al progetto una miglior copertura della domanda, rendendo ancor più efficiente le politiche di comunicazione”, ha ricodato Della Casa. Infine, da citare, UNAPera, la AOP costituita ai sensi del regolamento Omnibus fra organizzazioni di produttori e imprese commerciali specializzate sulle pere in Emilia Romagna, che ha consentito di recuperare posizioni sul mercato in un prodotto tanto strategico quanto complesso quale, in questo momento, è la pera. 

Proprio la possibilità di mettere a sintesi la strategia commerciale fra imprese con natura giuridica e organizzativa così diversa, è senza dubbio l’elemento più rilevante - insieme alla presenza di una Igp - applicabile all’uva da tavola pugliese. Infatti, poter coniugare la strategia commerciale condivisa sulla categoria con l’innalzamento qualitativo dei prodotti tradizionali protetti dall’Igp e, parimenti, sulla nuove varietà apirene protette, è oggi l’opportunità più concreta per dare un futuro di successo a questa eccellenza del patrimonio ortofrutticolo italiano.

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