Export su, ma il saldo si assottiglia: l’import “mangia” valore

Tra gennaio e novembre deficit in tonnellate in recupero (-16%), ma surplus a valore dimezzato (-47%)

Export su, ma il saldo si assottiglia: l’import “mangia” valore

L’export cresce, ma l’Italia “perde” saldo: è questa la fotografia che emerge dalle elaborazioni del Monitor Ortofrutta Agroter su dati Istat relative al periodo gennaio-novembre 2025, messe a confronto con lo stesso arco temporale del 2024. Il punto non è tanto la direzione – le vendite oltreconfine aumentano – quanto la velocità: le importazioni corrono abbastanza da ridurre il vantaggio complessivo, soprattutto sul piano economico.

Saldo commerciale: meno deficit in volume, ma il surplus a valore si assottiglia
Partiamo dal quadro sintetico. A volume, il saldo (export–import) resta negativo, ma migliora: passa da -248.650 tonnellate (gen-nov 2024) a -207.740 tonnellate (gen-nov 2025), con un recupero del 16%. A valore, invece, la tendenza è opposta: il saldo positivo si riduce drasticamente, da 417 a 221 milioni di euro, pari a -47%. In altre parole, l’Italia continua a comprare dall’estero più tonnellate di quante ne venda, ma storicamente compensava con un export più “pregiato” in termini di valore; nel 2025 questo vantaggio si è dimezzato.

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2025: export +8% in tonnellate, import +6%. Ma sul valore l’import accelera di più
Nel periodo gennaio-novembre, l’export complessivo cresce da 3,2 a 3,6 milioni di tonnellate (+8%); l’import, contestualmente, sale da 3,6 a 3,8 milioni di tonnellate (+6%). A quantità, quindi, l’export aumenta più dell’import e questo spiega il miglioramento (parziale) del saldo in tonnellate.
Il vero nodo si legge però nei valori. Le esportazioni passano da quasi 5 miliardi e mezzo a superare i 6 miliardi di euro (+11%); le importazioni, però, crescono di più: da 5 a 5,8 miliardi di euro (+16%). È questo scarto a comprimere il saldo: l’Italia nel 2025 sta pagando di più la merce che entra rispetto al ritmo con cui valorizza quella che esce.

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Le categorie: frutta fresca trainante, frutta secca in forte espansione. Tropicale in controtendenza
Entrando nel dettaglio, a volume la frutta fresca è il vero motore dell’export superando i 2,2 milioni di tonnellate (+13%). Bene anche gli agrumi (+9%) e, in modo ancora più marcato, la frutta secca (+25%). Più stabile il comparto legumi e ortaggi: +1%.
Sul fronte import, la dinamica è più “larga”: salgono legumi e ortaggi (+7%) e agrumi (+5), mentre la frutta fresca aumenta solo del 2%. Spicca invece la crescita della frutta secca importata (+16%) e, soprattutto, il peso della frutta tropicale: l’export di tropicale cala (-17%) mentre l’import cresce (+5%). È una delle chiavi interpretative dell’anno: un segmento strutturalmente import-dipendente che continua a espandersi.

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Il film è coerente anche a valore. La frutta fresca esportata cresce: +15% (a 3,3 miliardi di euro) e così gli agrumi (+15%). Ancora più brillante la frutta secca: +33% l'export, ma con un import che corre ancora di più: +44%, complice le tensioni nei mercati internazionali, a partire dalla Turchia con le nocciole. La frutta tropicale conferma la doppia velocità: export -9% e import +7%. Da segnalare, invece, il “segno meno” dell’import di legumi e ortaggi a valore (-4%) a fronte di un export sostanzialmente piatto (+0,4%): qui il mercato sembra più stabile e meno inflattivo rispetto ad altri comparti.

Focus prodotti autunnali: uva da tavola protagonista in uscita, pere in caduta. 
Lo zoom settembre-novembre mette in evidenza la stagionalità e alcuni movimenti molto netti.
A volume, l’export di uva da tavola cresce forte: da 222.260 a 275.877 ton (+24%), mentre l’import crolla da 2.193 a 741 ton (-66%). Un segnale di buona tenuta dell’offerta nazionale in finestra autunnale e di minore ricorso a prodotto estero. Bene anche l’export di kiwi (+14%) e di pomodori (+18%). Le mele crescono moderatamente (+3%), confermandosi il prodotto più esportato del paniere ortofrutticolo nazionale.

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Sul lato opposto, spiccano le difficoltà delle pere: export in calo pesante (-41%) e, contemporaneamente, import in forte aumento (+77%) a conferma delle difficoltà produttive italiane. In negativo anche l’export di clementine e mandarini (-16%) e delle brassicacee (-13%), mentre le patate segnano -7% in uscita con import +6%. Interessante anche l’export di arance, in crescita +11%, a fronte di un import in lieve flessione (-2%).

A valore la lettura si raffina: l’uva da tavola cresce meno rispetto alle tonnellate (+4%), segnale di prezzi medi meno brillanti o mix diverso, mentre il kiwi conferma una performance forte anche economicamente (+17%) con un import che aumenta ancora più velocemente (+41%, a 67.870 mila euro), con il saldo ampiamente positivo, ma trend da attenzionare. Da notare, infine, il rientro a valore dell’import di pomodori (-31%) e brassicacee (-30%), coerente con la flessione anche in quantità.