Attualità
Stretto di Hormuz, rischio shock globale: “Qui si blocca il commercio”
Non solo energia: il rischio è il blocco strutturale degli scambi e delle filiere produttive

Il 2008 è stato l’anno della crisi finanziaria globale, innescata dal fallimento di Lehman Brothers. Oggi il mondo si trova davanti a qualcosa di diverso e, per certi versi, ancora più allarmante: non una crisi del credito, ma una crisi della circolazione delle merci.
Il quasi blocco dello Stretto di Hormuz non rappresenta semplicemente un rischio geopolitico o un fattore di pressione sui prezzi energetici. È il possibile punto di rottura di un modello globale costruito negli ultimi trent’anni sulla continuità, sulla prevedibilità e sulla fluidità degli scambi. Se Lehman ha colpito la finanza, Hormuz rischia di colpire la struttura stessa dell’economia reale.
A lanciare l’allarme è il Presidente di Federlogistica, Davide Falteri, secondo il quale “Non siamo di fronte a una crisi congiunturale bensì a una possibile ridefinizione degli equilibri globali. Quando si altera la logistica, non si rallenta semplicemente il commercio: si mette in discussione il funzionamento stesso del sistema economico.”
Per decenni, il commercio internazionale si è basato su un presupposto implicito ma fondamentale: le merci partono e arrivano. Le rotte erano considerate affidabili, i tempi programmabili, i flussi continui. Oggi questo paradigma è incrinato. Ora irrompe l’imprevedibilità strutturale, che impedisce alle imprese di pianificare, le costringe a congelare gli investimenti davanti a una frammentazione delle filiere produttive”.
“Quando viene meno la prevedibilità - sottolinea Falteri - il problema non è più solo economico: diventa sistemico. E la logistica - spesso percepita come invisibile - si sta rivelando per quello che è realmente: un’infrastruttura critica globale, al pari dell’energia e delle reti digitali.
“Per una crisi di tale portata - aggiunge - la risposta deve essere straordinaria: servono decisioni rapide, coordinate e coraggiose, a livello nazionale ed europeo. La logistica deve essere riconosciuta come asset strategico e governata come tale per evitare un impatto diretto sulla competitività delle imprese, sulla produzione e sulla occupazione messe a rischio da quella che sarebbe una regionalizzazione degli scambi.”
Federlogistica lancia quindi un appello alle istituzioni affinché la logistica venga riconosciuta come servizio essenziale e infrastruttura strategica, siano attivati strumenti straordinari per garantire la continuità delle catene di approvvigionamento, sia rafforzato il coordinamento europeo sulla sicurezza delle rotte commerciali e venga accelerato il processo di digitalizzazione e resilienza delle supply chain. “la logistica in un vero e proprio cambio di paradigma – conclude Falteri – rischia di diventare uno dei grandi fattori di instabilità globale”. (aa)
Fonte: Ufficio stampa Federlogistica



















