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Melicoltura, Pinzger rilancia il settore: “Le basi per guardare avanti con ottimismo ci sono”
Filiera solida, professionalità diffuse e capacità di collaborazione sono, per VIP, i punti di forza su cui costruire il futuro del comparto

Ricambio generazionale sempre più difficile, cambiamento climatico, minore disponibilità di manodopera e crescente pressione sui mezzi tecnici di difesa: il futuro della melicoltura si gioca sempre meno solo sul mercato e sempre di più sulla capacità di garantire produzione, continuità e organizzazione. È questa la convinzione di Martin Pinzger, direttore generale di VIP e tra i manager di più lungo corso del comparto, secondo cui la tenuta del settore dipenderà dalla solidità della filiera, dalla forza della cooperazione e dalla capacità di costruire alleanze e progettualità condivise. In uno scenario complesso, Pinzger continua comunque a vedere prospettive positive per la melicoltura organizzata, a patto di investire in competenze, visione strategica e redditività per i produttori.
Il mercato da solo non basta più
Per Pinzger il mercato resta centrale, ma oggi non basta più leggere il settore solo in chiave commerciale. “Nei miei primi 25 anni di carriera sono stato un venditore di mele, in un’epoca in cui dominava il principio secondo cui il cliente era il re e aveva sempre ragione. Il focus sul cliente resta fondamentale ma, guardando a come si è evoluto il settore, dobbiamo prendere atto di una realtà: il cliente può essere servito solo se c’è una produzione in grado di sostenere la domanda. E questo oggi non è più così scontato”.

Da qui parte la sua riflessione sul futuro del comparto. Il primo nodo è il ricambio generazionale. “Solo vent’anni fa era quasi naturale che le aziende melicole, spesso di piccola dimensione e a conduzione familiare, passassero alle nuove generazioni. Oggi questo passaggio è diventato molto più complesso”. A questo si sommano altri fattori strutturali: “Ci sono i problemi legati alla disponibilità di manodopera, la crescente difficoltà nella difesa fitosanitaria, il cambiamento climatico e una pressione generale sempre più forte sulla capacità di produrre con continuità”.
Il punto, insiste Pinzger, è semplice: il mercato esiste se prima c’è prodotto. “Il mercato si trova se hai prodotto. Il problema è che oggi produrre è diventato più difficile per tutti. Non è una fatica solo italiana, ma riguarda tutto il mondo”. Una difficoltà che, paradossalmente, può anche aprire nuove opportunità. “Sulla mela siamo forti, abbiamo competenze, strutture e una filiera organizzata. E continueranno a crearsi opportunità, perché in diverse aree del mondo produrre mele sta diventando più complicato”. Il riferimento è anche ad altri Paesi europei. “Pensiamo a Bulgaria, Romania, Grecia e ad altre aree dove i problemi produttivi sono aumentati. Il clima cambia, i giovani si allontanano dall’agricoltura e le difficoltà non riguardano soltanto l’Italia”.

La cooperazione come leva decisiva
In questo scenario, però, non basta avere prodotto: bisogna anche saperlo valorizzare. “Se dietro non hai una struttura fatta di professionalità, organizzazione e competenze, non riesci a dare valore al prodotto. E se non sei in grado di garantire una presenza stabile sul mercato, alla fine non reggi”. Secondo Pinzger, uno dei punti di forza storici del comparto è stato proprio questo. “Negli ultimi cinquant’anni il nostro settore ha costruito strutture solide e professionalità diffuse. La buona cooperazione ha fatto la differenza”.
Accanto alla cooperazione servono però anche competenze commerciali e managerialità. “Occorrono professionisti capaci di girare il mondo, presentarsi ai clienti, portare serietà, preparazione e affidabilità”. Per Pinzger, l’evoluzione verso forme più avanzate di aggregazione è stata una risposta necessaria alla distanza dal mercato. “Abbiamo avuto la visione di allargare la cooperazione anche a un secondo livello, attraverso OP e poi AOP. Ma alla base c’è soprattutto una consapevolezza: eravamo lontani dal mercato e dovevamo organizzarci”. Non si tratta soltanto di concentrare il prodotto, ma di costruire un sistema. “Parliamo di un sistema economico e sociale guidato dalla cooperazione. E questo modello continua a funzionare anche perché abbiamo ancora una cultura della fiducia dei soci e una reale rappresentanza della base produttiva”.

Superfici stabili e aziende più strutturate
Nonostante le difficoltà, la visione sul futuro resta positiva. “Io vedo grandi opportunità, perché abbiamo una filiera molto solida che parte dal campo e arriva fino allo scaffale, sostenuta da professionalità lungo tutta la catena. In VIP vedo una superficie melicola che tiene, che non arretra. Non immagino grandi aumenti, ma neppure ridimensionamenti marcati”. A cambiare sarà piuttosto la struttura delle aziende. “È chiaro che il numero delle unità produttive tenderà a ridursi. Oggi abbiamo 1.400 soci, di cui 1.100 professionali, su 5.300 ettari di mele. Ma dentro un contesto organizzato le superfici possono reggere, perché si riesce ancora a dare redditività e prospettiva”.
In questa logica rientrano anche le collaborazioni con altri soggetti del settore, che Pinzger considera naturali quando esiste una progettualità concreta. A partire dalla partnership con Melinda sulle ciliegie. “È un progetto che porta vantaggi a entrambe le parti, con l’obiettivo comune di valorizzare ulteriormente il lavoro dei nostri produttori. Quando c’è la possibilità di integrare le filiere, bisogna farlo senza esitazioni”. Il principio, aggiunge, è quello del pragmatismo. “Su questi temi occorre essere pragmatici e non ideologici”. Una filosofia che VIP applica anche su altri fronti. “Abbiamo collaborazioni con VOG su diversi progetti club e di innovazione varietale, così come con il gruppo Rivoira per Ambrosia. Quando esiste una progettualità e c’è un partner serio, bisogna andare avanti”.

Fitofarmaci, serve più realismo in Europa
Altro tema centrale è quello dei prodotti fitosanitari, sul quale Pinzger invita a superare letture superficiali. “Nel dibattito dei media generalisti c’è molta confusione ed è difficile passare da un approccio ideologico a uno tecnico. Il paradosso è che veniamo spesso attaccati nonostante il sistema melicolo italiano sia tra i più virtuosi al mondo, con residui ben al di sotto dei limiti di legge. Ed è proprio questo uno degli elementi che ci caratterizza sui mercati internazionali”.
A suo avviso, però, il comparto non è stato abbastanza forte nel difendere le proprie ragioni. “Su questo aspetto siamo stati troppo deboli, così come nei consessi europei finora non siamo stati abbastanza efficaci nel far valere la nostra posizione”. L’obiettivo, osserva, è riportare realismo nelle scelte politiche. “Io resto ottimista: in qualche modo riusciremo a gestire questa fase prima di arrivare allo scaffale vuoto. Ma il rischio esiste, perché se non si trovano contromisure adeguate si lasciano i produttori senza strumenti di difesa e si mette a rischio la presenza stessa del prodotto”. Una prospettiva che va oltre il solo mercato interno. “L’Italia è il primo esportatore mondiale di mele e dunque c’è da preservare una filiera cruciale anche per il nostro export”. Da qui anche la necessità di rafforzare il lavoro comune a livello continentale. “Dobbiamo restare attivi come sistema melicolo e, a livello europeo, costruire alleanze con altri Paesi, per esempio con la Francia, per fare fronte comune”. (lg)



















