Dal campo
ToBRFV, la sfida passa dalla genetica: Bayer punta sulla resistenza multigenica
Paolo Pesaresi (Bayer Crop Science Italia): “L’obiettivo è offrire ai produttori resistenze durature senza compromettere la resa”

Il Tomato Brown Rugose Fruit Virus (ToBRFV) continua a rappresentare una delle sfide più complesse per la filiera del pomodoro a livello globale. Dalla sua comparsa nei principali bacini produttivi, il virus ha dimostrato una straordinaria capacità di diffusione e adattamento, mettendo sotto pressione produttori, tecnici e breeder. In un contesto in cui le strategie di contenimento si basano soprattutto su prevenzione, igiene e genetica varietale, la ricerca sta concentrando i propri sforzi nello sviluppo di resistenze sempre più robuste e durature.
Negli ultimi anni, infatti, la comunità scientifica ha evidenziato come l’elevata variabilità genetica del ToBRFV favorisca l’emergere di nuove varianti capaci di aggirare alcuni meccanismi di difesa delle piante. Tra queste, una mutazione puntiforme del virus ha portato all’identificazione di una variante definita resistance-breaking, capace di superare resistenze basate su un singolo gene presenti in alcune varietà di pomodoro.
È proprio su questa direzione che si concentra il lavoro di ricerca di Bayer Crop Science attraverso la divisione Vegetables, che con i brand Seminis e De Ruiter sta sviluppando nuove varietà di pomodoro caratterizzate da resistenza multigenica al ToBRFV.
«Il virus ha dimostrato una grande capacità di evoluzione e adattamento – spiega Paolo Pesaresi, Unit Portfolio Agronomy Lead per Seminis – e questo rende evidente come le strategie di difesa debbano basarsi su meccanismi genetici più complessi rispetto alle tradizionali resistenze monogeniche».
Il valore della resistenza multigenica
A differenza delle resistenze basate su un singolo gene, la resistenza multigenica combina diversi geni o porzioni di genoma [PP1.1]coinvolti nei meccanismi di difesa della pianta. Questo approccio consente di costruire una barriera più solida contro il virus, rendendo più difficile per il patogeno superare la resistenza.
«Quando la difesa della pianta si basa su più geni – sottolinea Pesaresi – il virus deve accumulare una serie di modifiche genetiche per riuscire a bypassare il sistema di difesa. Questo rende la resistenza potenzialmente più stabile nel tempo e più efficace anche contro varianti emergenti».

I risultati dei trial in serra
Per valutare l’efficacia di questo approccio genetico, Bayer ha condotto due trial interni in compartimenti di serra separati, confrontando quattro varietà di pomodoro dotate di resistenza multigenica – due già commerciali e due in fase pre-commerciale – con un controllo suscettibile e con varietà dotate di resistenza monogenica.
Le piante sono state inoculate sia con un isolato standard del virus sia con la variante resistance-breaking. Le valutazioni dei sintomi fogliari, effettuate a 14 e 21 giorni dall’inoculazione, hanno evidenziato differenze nette tra le varietà.
«Quando inoculate con la variante resistance-breaking, i risultati mostrano livelli di sintomatologia significativamente inferiori nelle varietà con resistenza multigenica – evidenzia Pesaresi – confermando la loro capacità di reagire efficacemente sia al ceppo virale originale sia alla nuova variante mutata».
«Uno degli obiettivi principali è stato integrare questa tecnologia genetica senza compromettere gli elementi che per i produttori sono fondamentali: resa, qualità del frutto e performance agronomiche».
Nuove varietà in arrivo nei diversi segmenti di mercato
Le nuove introduzioni interesseranno diversi segmenti del mercato del pomodoro: dai beef al grappolo, fino ai cocktail e cherry plum.
In uno scenario in cui il ToBRFV continua a rappresentare una minaccia concreta per la coltivazione del pomodoro, l’innovazione genetica rimane dunque uno degli strumenti più promettenti per garantire sostenibilità e competitività alla filiera.





