Dal campo
Ricambio generazionale, l’agricoltura risponde meglio di altri settori
Coldiretti: occupazione under 35 in aumento del 6% e contratti stabili a +19%

La resilienza dei giovani agricoltori è decisiva per il settore. Le imprese under 35 in agricoltura resistono, meglio di quanto avviene nel resto dell’economia italiana, e sono quelle più attive nell’investire in innovazione tecnologica, leva sempre più importante per abbattere i costi, ridurre la dipendenza dall’estero per energia e mezzi di produzione, garantire alle imprese sostenibilità e competitività sui mercati. È quanto emerge dai dati resi noti da Coldiretti nell’ambito dell’edizione 2026, la ventesima, degli Oscar Green sull’agricoltura under 35 in Italia.
Le imprese agricole under 35 in Italia sono 49mila e rispetto allo scorso anno hanno registrato un calo del 4% (sul segno meno incidono anche gli imprenditori attivi che hanno superato il limite d’età dei 35 anni). A pesare il fattore demografico: secondo il centro studi Divulga negli ultimi dieci anni i giovani in età lavorativa sono calati del 5 cento.
Nonostante la flessione, tuttavia, in agricoltura, i giovani imprenditori hanno mostrato una tenuta migliore rispetto a quanto registrato in altri settori. Nell’industria italiana nel suo complesso le aziende condotte da giovani sono calate del 6% con cali ancora più marcati nel settore chimico (-15%), in quello delle apparecchiature elettriche (-10%), nelle industrie tessili e dell’abbigliamento (-9%).
Ancora più importante è il dato qualitativo, e cioè il fatto che delle 49mila imprese under 35 attive, oltre una su tre (il 35%), ha investito di recente in tecnologia e in soluzioni innovative per ridurre il consumo di fertilizzanti, acqua ed energia coniugando così la spinta alla sostenibilità con l’esigenza di ridurre i costi e la dipendenza dagli approvvigionamenti esterni.
La dipendenza dall’estero per i fertilizzanti, ad esempio, è in questo frangente messa a rischio dalle guerre russo-ucraina e in Medio Oriente. E, infatti, tra chi ha investito in innovazione, ha optato in primo luogo (nel 28% dei casi) per soluzioni per ridurre l’uso di fertilizzanti ed agrofarmaci. Al secondo posto (col 27% degli investimenti) la ricerca per ottimizzare i consumi energetici, e l’uso di acqua (25%). In aumento anche l’attenzione verso la produzione di energia rinnovabile in azienda scelta dal 16% degli intervistati.
Il maggior numero di aziende agricole under 35 si concentra nel Mezzogiorno con in prima fila Sicilia (5.900 aziende), Puglia (4.900) e Campania (4.400). Mentre tra le provincie al primo posto c’è Salerno (1.462 imprese giovani), Foggia (1.455) e Bari (1.316).
«La resilienza dei giovani agricoltori italiani – commenta il delegato nazionale Coldiretti giovani impresa, Enrico Parisi – si vede nella capacità di investire sempre più in innovazione tecnologica e digitalizzazione per rafforzare l’autonomia produttiva delle aziende e ridurre i costi. In questo scenario complesso, i giovani agricoltori scelgono la strada del lavoro e della produzione di cibo di qualità, garantendo ai cittadini alimenti sani e naturali e difendendo un modello agricolo che valorizza i territori e riconosce la giusta remunerazione a chi lavora la terra».
«Per rendere davvero attrattivo il settore – continua Parisi –servono ora politiche che favoriscano il ricambio generazionale e sostengano le imprese guidate dai giovani. In questa direzione va l’impegno delle istituzioni, dal lavoro di Crea e Ismea allo stanziamento del Governo di 150 milioni di euro previsto dal disegno di legge “ColtivaItalia”, che rappresenta un segnale importante per rafforzare la presenza dei giovani in agricoltura. Ma tutto questo potrà realizzarsi pienamente solo se affronteremo il nodo principale, che resta quello della burocrazia: occorre semplificare, soprattutto per i giovani, l’accesso alla terra, al credito e ai fondi pubblici». (aa)
Fonte: Ufficio stampa Coldiretti




