Attualità
Pompia, l’agrume sardo che si gusta solo cotto
Un frutto raro pronto a diventare il nuovo fenomeno social della gastronomia

Estremamente acido, impossibile da addentare e immangiabile crudo: di che frutto si tratta? Forse qualche lettore sardo avrà già intuito. È la pompia, un agrume commestibile solo se cotto. Per apprezzarne il sapore bisogna svuotarla, lessarne la scorza e cuocerla lentamente nel miele o nello zucchero fino a ottenere dolci e preparazioni tradizionali tipiche della Sardegna. Questa caratteristica, insieme alla sua storia secolare, è ciò che rende la pompia un frutto davvero singolare: ma un prodotto che vive solo attraverso la trasformazione.
Cresce quasi esclusivamente nella Baronia, attorno al comune di Siniscola (Nord-Est Sardegna), e si distingue per una buccia spessa, bitorzoluta e molto aromatica; il frutto può arrivare a pesare fino a 700 grammi.
Negli ultimi tempi, però, la pompia sta tornando sotto i riflettori. Testate come Gambero Rosso e Cucchiaio d’Argento hanno dedicato articoli alla sua riscoperta nel 2026, evidenziando il suo ruolo nella tradizione dolciaria e nella cultura gastronomica isolana. Anche La Repubblica ha inserito la pompia nel racconto della rinascita degli agrumi e dei liquori artigianali italiani, segnalando come stia entrando nel panorama delle tipicità che meritano di essere conosciute oltre i confini regionali.

E non è un caso. La pompia è un frutto antichissimo, già citato alla fine del XVIII secolo nelle descrizioni della biodiversità sarda. Eppure, fino a pochi decenni fa, la sua fama restava confinata a un’area molto ristretta. Oggi, grazie anche al riconoscimento come Presidio Slow Food e a un rinnovato interesse per i prodotti identitari, sta vivendo una vera e propria rinascita culturale: non più solo dolce tradizionale legato ai matrimoni e alle feste di paese, ma simbolo di biodiversità, memoria e artigianalità.
In sintesi, la pompia è un frutto raro e affascinante, ricco di peculiarità e carico di significati, con un potenziale di valorizzazione e storytelling ancora in gran parte inesplorato. Anche dal punto di vista digitale, il suo potenziale di “viralità” è tutt’altro che trascurabile. L’aspetto bizzarro, la storia quasi leggendaria e il fatto stesso che non possa essere consumata cruda la rendono perfetta per quei contenuti che, sui social, catturano l’attenzione e fanno la differenza. Come abbiamo già sottolineato in altri articoli, nel panorama digitale a trionfare è spesso l’insolito, il sorprendente: e un frutto che rivela il suo sapore solo dopo ore di lavorazione ha tutte le carte in regola per diventare un fenomeno di tendenza.
Sui social se ne parla ancora poco, è vero. Ma il potenziale c’è.
Sarà il nuovo frutto protagonista della scena gastronomica social? Basta solo lanciare il trend. (lg)
In apertura: Instagram @biomanatura




