Pomodoro da industria, partenza in salita: il caro energia pesa sui vivai

Le serre italiane affrontano un’impennata dei costi energetici nel periodo di massimo fabbisogno

Pomodoro da industria, partenza in salita: il caro energia pesa sui vivai

Il repentino aumento del prezzo del gasolio agricolo, cresciuto negli ultimi giorni fino al 45% a causa delle tensioni geopolitiche in Medio Oriente, sta mettendo in forte difficoltà le aziende vivaistiche orticole italiane. A lanciare l’allarme è Assosementi, che segnala un rapido incremento dei costi di produzione proprio nel momento cruciale della stagione produttiva e chiede l’attivazione di interventi straordinari a sostegno di un comparto fondamentale della filiera orticola nazionale.

“Per il settore vivaistico italiano, che produce in serra giovani piante da orto, il gasolio rappresenta la principale fonte energetica per il riscaldamento degli impianti”, ha dichiarato Pietro Caggiano, presidente della Sezione Vivai di Assosementi. “Il rincaro improvviso del carburante si traduce quindi in un immediato aumento dei costi di produzione, stimato tra l’8% e il 10%, proprio in una fase della stagione in cui il fabbisogno energetico è particolarmente elevato”.

La crisi energetica arriva infatti in un momento delicato del calendario produttivo. La fine dell’inverno coincide con la fase in cui si concentrano le semine delle piantine destinate alle consegne primaverili, periodo in cui il riscaldamento delle serre è fondamentale per garantire il corretto sviluppo delle piante nelle fasi successive alla germinazione, soprattutto durante le ore notturne quando le temperature restano ancora basse. Particolarmente coinvolto è il comparto del pomodoro da industria, dove in queste settimane si registra il picco delle attività nei vivai orticoli impegnati nella preparazione delle piantine per le consegne previste nel mese di aprile.

“I nostri vivai stanno lavorando per garantire le forniture necessarie all’avvio della filiera del pomodoro da industria nazionale, che vale circa 5 miliardi di euro”, aggiunge Caggiano. “Le aziende vivaistiche hanno il compito di trasformare il seme in pianta pronta per i trapianti programmati dalle organizzazioni dei produttori, svolgendo quindi un ruolo fondamentale per l’intera filiera”. Le produzioni del Nord Italia contribuiscono per oltre il 50% alla produzione nazionale e proprio in queste aree si concentra una parte significativa dei vivai orticoli. Le aziende stanno però affrontando una situazione particolarmente complessa anche perché i prezzi delle piantine sono stati definiti in fase di pre-campagna, quando l’attuale scenario energetico era ancora imprevedibile. A pesare ulteriormente sui bilanci delle imprese potrebbe essere anche il previsto aumento dei costi di trasporto, legato ai rincari del carburante per la logistica su gomma.

“In questa fase restano attive le procedure ordinarie, ma è necessario valutare interventi straordinari di sostegno ai produttori vivaisti, che rappresentano un passaggio indispensabile per garantire la continuità e la competitività della filiera orticola nazionale”, ha concluso Caggiano. (lg)

Fonte: Ufficio Stampa Assosementi