Dal campo
Agrumi, l’allarme di Op Agricor: “Invasione extra UE, così non possiamo competere”
Gallo: “Costi fitosanitari più alti del 40% e produzioni egiziane in crescita. Servono regole e tutele per la filiera”

Si chiude con anticipo e con soddisfazione la stagione del Tango Gold per Op Agricor di Corigliano. Una campagna positiva sotto il profilo qualitativo e commerciale, nonostante le difficoltà climatiche. A tracciare il bilancio è il presidente Natalino Gallo, che intreccia i risultati ottenuti con una crescente preoccupazione per l’aumento delle importazioni da Paesi extra UE.
«Per Tango il motore è una qualità che non accetta compromessi», esordisce Gallo. «Parliamo di frutti gustosi, senza semi, che rispecchiano pienamente le caratteristiche richieste dai consumatori».

La stagione 2026 si è conclusa con circa dieci giorni di anticipo rispetto allo scorso anno, complice l’andamento climatico. Se nel 2025 la campagna si era protratta fino ai primi di marzo, quest’anno le operazioni si sono chiuse quindici giorni prima, pur avendo iniziato in anticipo di circa dieci giorni.
La produzione di Tango Gold da Op Agricor è suddivisa tra produzione biologica, residuo zero e filiera controllata. Tre segmenti diversi, ma un’unica impostazione agronomica rigorosa. «In tutti e tre i casi otteniamo un prodotto di grande qualità e assolutamente genuino – sottolinea Gallo –. Per noi è fondamentale seguire metodi di coltivazione che rispettino l’ambiente e garantiscano un frutto salubre al 100%. Escludiamo il diserbo e le piante non subiscono alcun tipo di stress».
Tango Gold si consolida come riferimento nel segmento premium, anche grazie ai programmi di certificazione che garantiscono autenticità e tracciabilità sia in campo sia negli stabilimenti.

L’ombra delle importazioni extra UE
Se il bilancio aziendale è positivo, lo scenario di mercato suscita forti preoccupazioni. Il presidente di Op Agricor lancia un chiaro allarme sulle importazioni da Paesi Terzi.
«Siamo molto preoccupati per l’invasione di prodotti extra UE. Si parla sempre di controlli, ma ogni anno vediamo i mercati invasi da agrumi provenienti da Paesi che non rispettano i nostri stessi parametri produttivi».
Il nodo è soprattutto competitivo. «I fitofarmaci per noi incidono fino al 40% in più sui costi. Intanto l’Egitto sta triplicando le produzioni di agrumi: così rischiamo un’invasione e diventa impossibile essere competitivi sul mercato».

Il tema non è solo economico, ma anche di equità e tutela del consumatore. «Dobbiamo garantire standard rigorosi e tutelare tutta la filiera. Non possiamo competere con chi produce con regole diverse. Serve fare squadra tra organizzazioni per difenderci». La stagione si chiude quindi con un doppio messaggio: da un lato la conferma di un prodotto che il mercato continua a premiare; dall’altro la richiesta di regole più equilibrate per garantire competitività e sostenibilità al comparto agrumicolo nazionale.




